Il mese di marzo ha visto la partecipazione di diversi autori, ognuno dei quali ha saputo declinare il tema assegnato in modo personale e coinvolgente. La frase iniziale obbligatoria – Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d’oro e fiamme – ha ispirato racconti che spaziano tra sogno e realtà, introspezione e azione, malinconia e speranza. Anche questo mese il gioco ha confermato la sua capacità di stimolare la creatività e offrire ai partecipanti l’opportunità di esplorare nuove sfumature della scrittura. I racconti di marzo hanno regalato momenti di tensione, poesia e introspezione, dimostrando ancora una volta che una singola frase può generare mondi narrativi completamente diversi. Grazie a tutti gli autori per aver partecipato e dato vita a queste storie uniche! Buona lettura!
Rumori
Racconto di Marco
Santuari
Il racconto Rumori è un’immersione intensa e inquietante nella percezione del protagonista, che passa da un’atmosfera contemplativa a un incubo di devastazione naturale. L’uso delle immagini forti – il mare che si ritira, il boato, il muro d’acqua – amplifica la tensione e il senso di impotenza di fronte alla furia della natura. Il finale, con il brusco risveglio e il ritorno alla banalità quotidiana, crea un efficace contrasto tra l’orrore dell’incubo e la monotonia della realtà, lasciando il lettore con una sottile inquietudine. Il filo conduttore del rumore, dal vento al boato fino al suono del frigorifero, è un elemento ben sfruttato per unire le diverse fasi del racconto.
Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d’oro e
fiamme. Lei lo osservava in silenzi, le mani in tasca, il vento che le
scompigliava i capelli.
Il
cuore incominciava ad accelerare, il respiro iniziava ad essere affannato, gli
occhi si spalancavano cercando di rubare un orizzonte ancor più largo.
I gabbiani erano spariti, il cielo grigio fumo sembrava una pennellata unica di
colore depressivo sopra uno sfondo ricco di colori. Il tempo quasi sembrava
essersi fermato, se non fosse stato per il vento che continuava a soffiare
sempre più insistentemente, e a quel rumore di sottofondo che mi ricordava il
rumore del motore del mio frigorifero quando era in funzione.
Dapprima
leggero, ma fastidioso, quel suono iniziò ad aumentare, ma non si percepiva
l’origine, sembrava fosse ovunque intorno a me. Ad un tratto, silenzio.
Il cielo sembrò vuoto, il suo colore era ora un grigio uniforme, triste, cupo.
Quello che prima sembrava un dipinto impressionista si era trasformato in un
lugubre quadro futurista.
Guardai
in basso. Il mare. Il mio amato mare non c’era più. Come se qualcuno avesse
tolto il tappo del lavandino, il mare si era ritirato per decine di metri, scoprendo
il fondale, i coralli sulla spiaggia, e migliaia di pesci morenti.
Un
boato, come un tuono che sembra non finire mai, entra nelle orecchie e ti
percuote da dentro. Il cuore ora galoppa all’impazzata. Impietrito. Il cervello
urlava “muoviti corri vai via scappa!”, ma non riceveva risposta da nessuno. I
miei muscoli erano pietrificati. Ero di fronte alla natura scatenata con tutta
la sua forza. Io essere vivente così piccolo e insignificante al confronto.
TSUNAMI.
Questo è uno tsunami: è la fine. Inutile voltarmi, la disperazione il terrore
mi ha già travolto. L’aria si fa putrida, odore di fogna. Eccolo il muro
d’acqua sporca, la natura vomita il suo disgusto davanti a ciò che noi uomini
le facciamo.
Oddio.
Oddio. Oddiooooooo. Perché?
Driiinnnnnnnn!
CHE CAV... Oddio? Si proprio oddio: è la sveglia! In un bagno di sudore apro
gli occhi, inizio a connettere, era un sogno, anzi un incubo. Mi alzo, è quasi
ora di andare a lavorare.
Ho
fatto una doccia veloce, un caffè veloce e sono già in macchina. Il traffico,
incredibile oggi. Sembra che le macchine si siano moltiplicate oggi. “E’ inutile
che suoni quel clacson … non vedi che siamo tutti fermi?”.
Quel
rumore sordo sembra il mio frigorifero. MAH!!!
La promessa del tramonto
Racconto di Camu
La promessa del tramonto
è un racconto evocativo che intreccia dolcezza e mistero, giocando sul
simbolismo della fine e del nuovo inizio. Il tramonto non è solo uno sfondo
suggestivo, ma diventa metafora del tempo sospeso tra il desiderio e
l’incertezza. La relazione tra Enrico e Chiara è dipinta con delicatezza, fatta
di sguardi e silenzi che parlano più delle parole. L’inaspettato cambio di tono
alla fine, con il messaggio che spegne il sorriso di Chiara, introduce una
tensione improvvisa, lasciando il lettore con la voglia di sapere cosa accadrà
dopo. Un racconto ben costruito, capace di fondere poesia e suspense in poche
righe.
Il
tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d’oro e
fiamme. Lei lo osservava in silenzio, le mani in tasca, il vento che le
scompigliava i capelli. Era lì da quasi mezz’ora, immobile, come se il tempo si
fosse fermato con il sole all’orizzonte. Non si era accorta di lui, fermo
qualche passo più indietro, ad ammirarla con lo stesso stupore con cui si
guarda un miracolo inaspettato. Enrico conosceva quel luogo da sempre, ma da
quando Chiara aveva iniziato a venire lì, era come se tutto avesse assunto un
significato nuovo.
Si
avvicinò piano, temendo di interrompere il momento, ma lei sentì la sua
presenza e si voltò. “Ciao”, disse con un sorriso appena accennato, lo sguardo
ancora perso tra i colori del cielo. “Ciao”, rispose lui, sistemandosi lo zaino
su una spalla. “Sei venuta a salutare il sole prima che vada a dormire?” Lei
ridacchiò, scuotendo la testa. “Qualcosa del genere. A volte mi piace pensare
che lasci dei messaggi segreti nel cielo, solo per chi ha voglia di leggerli.”
Enrico annuì, trovando come sempre affascinante il modo in cui Chiara vedeva il
mondo. “E cosa dice stasera?”
Lei
strinse gli occhi, osservando l’orizzonte. “Dice che ogni tramonto è una fine,
ma anche una promessa. Che domani ci sarà una nuova alba, una nuova
possibilità.” Si guardarono per un istante, il vento che giocava con i loro
vestiti e il profumo del mare che si mescolava nell’aria. Enrico sentì un
impulso irrefrenabile di prenderle la mano, di stringerla a sé, di dirle quanto
le ore passate con lei fossero le più belle della sua giornata. Ma non lo fece.
Invece, lasciò che il silenzio parlasse per loro, mentre il sole scivolava
lentamente dietro l’orizzonte e la notte iniziava a stendere il suo velo
stellato. Sapeva che c’era tempo. Dopo tutto, il cielo aveva appena fatto loro
una promessa.
Proprio
in quel momento, il telefono di Chiara vibrò nella tasca del suo giubbotto. Lei
lo estrasse, lesse il messaggio e il suo volto si irrigidì all’istante. Enrico
notò il cambiamento, il sorriso che si spegneva, lo sguardo che si abbassava.
“Tutto bene?” chiese lui, preoccupato. Chiara esitò, poi lo guardò negli occhi
con un’intensità che lo fece rabbrividire. “Devo andare. Ora.” Si voltò e
iniziò a camminare in fretta, quasi correndo verso il parcheggio. Enrico restò
fermo, confuso. Poi, senza pensarci due volte, la seguì. Non sapeva cosa stesse
succedendo, ma una cosa era certa: quella sera il tramonto aveva portato con sé
molto più di una promessa.
Racconto di Trap
Questo racconto è un delicato
affresco di malinconia e rinascita, in cui il tramonto diventa metafora del
passaggio tra il passato e il futuro. L’atmosfera è permeata da un senso di
bilancio emotivo: il peso degli esami, il ricordo di un amore fugace, la
consapevolezza che tutto scorre. Il ritorno alle Piagge pisane non è solo un
viaggio fisico, ma anche interiore, un momento di riflessione che culmina in
una sottile accettazione del tempo che passa. La chiusa è particolarmente
efficace, lasciando al lettore un senso di dolce malinconia, ma anche di
fiducia nel domani. Un racconto breve, ma intenso e ben calibrato nelle
emozioni.
Il
tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d'oro e
fiamme. Lei lo osservava in silenzio, le mani in tasca, il vento che le
scompigliava i capelli. Era tornata alle Piagge pisane, il suo posto abituale
di tante corse fatte con i compagni d'università, arrivati lì per scrollarsi di
dosso tutte le fatiche e le tensioni di giornate di lezioni e studi matti e
disperati.
L'anno
accademico si era appena concluso, ma il peso degli ultimi esami appena fatti
le appesantiva ancora la mente. Era stato un anno denso di ansie, notti
insonni, pagine e pagine sottolineate e studiate, ripetizioni e incontri.
Eppure, nonostante tutto quel peso, ora c'era una nuova sensazione di
leggerezza, come quando si può dire di avercela fatta, di aver superato
ostacoli insormontabili.
In
quel silenzio interrotto solo dal suono dei suoi passi, scorse poco più avanti
una panchina sotto i tigli che costeggiavano il sentiero. Quella panchina era
stata il teatro di tanti incontri amorosi con lui. La loro era stata una
relazione intensa, ma breve. Si erano conosciuti ad una festa quando le foglie
cadevano dagli alberi e si erano lasciati quando erano spuntati i fiori dei
ciliegi. Lui le teneva teneramente la mano parlando di progetti e viaggi, e lei
ci aveva creduto.
Poi
un giorno, come il vento, lui se n'era andato senza lasciarle spiegazioni.
Ora
il sole scivolava diventando un puntino sempre più piccolo, lasciando spazio
alla notte. Quel giorno si chiudeva, come l'ultima pagina di un libro. Ora le
aspettava la breve estate, che vivrà in attesa del nuovo anno, un’altra stagione
di libri, esami e corse lungo l’argine.
Sorrise
appena. C’era malinconia, sì, ma anche un vago senso di promessa nell’aria. La
vita continua, e lei con lei.
Due
fasci di rose rosse
Racconto di Chicchina
Questo racconto è un viaggio nei
ricordi e nei sentimenti inespressi, giocato su un'alternanza di speranza e
disillusione. Il tramonto, presenza ricorrente, diventa il simbolo perfetto
della fine di un legame che, nonostante il tempo e le distanze, sembrava poter
avere ancora una possibilità. Il parallelismo tra passato e presente è ben
costruito, e la scena finale, con l’annuncio del matrimonio e il secondo fascio
di rose, chiude la storia con un’amara ironia. Il racconto trasmette con
delicatezza il dolore delle occasioni mancate e il peso del non detto,
lasciando il lettore con una malinconia sottile ma intensa.
Il
tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d'oro e
fiamme. Lei lo osservava in silenzio, le mani in tasca, il vento che le
scompigliava i capelli.
Una
scena quasi surreale, minuti che sembravano eterni.
Lui
aveva tentato di parlare di dire qualcosa, ma l'ostinato mutismo di Francesca
era bastato a non fargli aprire bocca.
Poi, dopo un ultimo tentativo, fallito, girò le spalle e prese ad andare, lei
guardò ancora un attimo, si mise in macchina, e quando lui sparì alla sua
vista, si avviò verso casa. Il tramonto ora perdeva i suoi colori di fuoco e
oro, quasi per accondiscendenza verso l'umore non certo brillante di Francesca.
Tanti anni di buona amicizia, poi anche qualcosa di più e ora tutto finito, freddamente,
tristemente. Si conoscevano e frequentavano dai tempi delle superiori.
Anni spensierati, ore passate insieme a ridere, farsi confidenze, cercare
complicità, quando c'era qualche buona scusa per non entrare a lezione e
godersi la città.
Molti anni prima, per Francesca era l'ultimo anno di scuola, Sergio aveva
terminato l'anno precedente, per il suo onomastico, lui era andato a prenderla
a scuola, gli auguri un magnifico fascio di rose, un bacio quasi fraterno ma
che le aveva fatto sentire le farfalle nello stomaco, i pasticcini consumati in
treno, assieme ai soliti compagni di
viaggio e di scuola. Frequentare la scuola comportava un viaggio di quasi due
ore per andare e due per tornare ed era tempo prezioso per fare e confermare
amicizie, aiutarsi per lo studio, passarsi libri, fare gossip. Il treno, elemento
protagonista di tante piccole e grandi storie.
Poi il lavoro, da cercare lontano, li aveva separati ed anche i rapporti, trascurati
per altre urgenze, erano tenuti vivi da qualche scarsa corrispondenza. Quando
anche Francesca si era trasferita, si erano ritrovati e tutto era ricominciato.
Un rapporto più maturo che faceva pensare già a qualcosa di più serio e
definitivo. E perché no, un matrimonio?I mesi passavano, pizze, teatro, cinema
Poi le domeniche di assenza, lui impegnato sempre in lavori extra in ufficio o
gite aziendali dalle quali lei era sempre esclusa.
Spesso
seguivano le foto delle gite ed una presenza costante, invadente che a Francesca
incominciava a creare qualche dubbio.
Ci
volle poco a far capire a Francesca che qualcosa non andava. Si erano
incontrati per questo, quella domenica pomeriggio. Lei aveva preferito arrivare
con la sua auto. Ad ogni domanda Sergio era sempre evasivo, ha continuato a non
dare spiegazioni ,e quando lei ha manifestato l'intenzione di chiudere ogni
rapporto, Sergio ha accusato il colpo ma non ne fu del tutto sorpreso.
Qualche
lacrima cacciata via durante il ritorno a casa. La sera ormai incombeva e
sperando nel sonno che tutto annulla, dopo una tisana si rifugiò nel letto. Il
lavoro a volte aiuta a non pensare troppo, ma spesso la tentazione di
telefonargli si faceva sentire ma restava solo una tentazione.
E
poi, dopo tanti mesi, una telefonata, in ufficio: era lui che le chiedeva di
poterla vedere: sarebbe passato a prenderla, proprio come una volta. Superata
la sorpresa ed un attimo di esitazione, Francesca accettò, si sentiva ormai
tranquilla, sicura.
Arrivò
con un fascio di rose, gli auguri per l'onomastico, un bacio: sembrava un dejà
vu, lei non si ricordava neanche che fosse il suo onomastico, ma la scena la
riportò a quel giorno di ... quanti anni fa? quando tutto aveva avuto inizio.
L'abitacolo
dell'auto confortevole, una ritrovata confidenza invitavano a una serena
chiacchierata, niente di approfondito o molto personale.
Qualche
ricordo rispolverato, i vecchi tempi, i vecchi compagni. Poi Francesca,
guardando l'orologio, fa capire che è ora di rientrare.
Sergio cerca di avviare la macchina, poi si gira e: “Ti volevo dire che fra
qualche giorno mi sposo”.
Era
il tramonto, anche in questo caso, un tramonto di fine aprile.
E
c'erano ancora le rose. Rosse.
Racconto di Franco Battaglia
Questo racconto breve colpisce per la
sua intensità visiva e il ritmo serrato. Il contrasto tra la bellezza del
tramonto e l'apocalisse imminente crea un'atmosfera carica di tensione e
malinconia. La protagonista si trova sospesa tra la speranza e la disperazione,
consapevole che la battaglia non è solo contro le fiamme, ma contro il destino
stesso. Il dettaglio del codice di disinnesco, inutile nella sua condizione,
aggiunge un senso di impotenza tragica, mentre il richiamo al burian del nord
introduce un'ultima, incerta possibilità di salvezza. Il finale, con il
tramonto ormai svanito e la lotta che continua per il futuro, lascia il lettore
con un senso di inquietudine e determinazione.
L’ultimo tramonto
Racconto di Giuseppe Marino
Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con
inchiostro d'oro e fiamme. Lei lo osservava in silenzio, le mani in tasca, il
vento che le scompigliava i capelli.
Ogni sera tornava su quella scogliera, come un rito. Il mare
in basso ruggiva contro la pietra, un canto lontano che si mescolava ai
pensieri. Quel luogo le apparteneva da sempre, eppure, quella sera, sentiva che
qualcosa era diverso.
Un fruscio tra le sterpaglie la fece voltare. Una figura si
stagliava contro la luce morente, avvolta in un mantello che sembrava farsi
tutt’uno con le ombre della sera.
«Sei tornato.» La sua voce era un sussurro che il vento si
portò via.
Lui avanzò di un passo, e nella penombra lei riconobbe lo
sguardo che aveva temuto e atteso. Occhi che custodivano promesse non
mantenute, partenze senza ritorni.
«Non avrei dovuto andarmene.»
Lei sorrise, amaro come il sale. «Ma l’hai fatto.»
Lui abbassò lo sguardo. Il silenzio tra loro era fitto,
carico di cose non dette. Poi, con una lentezza che sembrava sfidare il tempo,
lui tese una mano.
Per un istante, solo uno, lei pensò di afferrarla. Ma poi il
sole scomparve dietro l’orizzonte e il mondo si fece ombra.
«Addio.» Il vento portò via la sua voce, come sabbia tra le
dita.
Si voltò e se ne andò, lasciandolo lì, perso tra il mare e
la notte.
Prossimo appuntamento il 2 aprile con un nuovo incipit e tante storie da raccontare!!!
Quest'iniziativa diventa sempre più bella ed avvincente. Complimenti a tutti i partecipanti!
RispondiEliminaGrazie a te per essere sempre presente!
EliminaConfermo, iniziativa che libera molta fantasia e creatività :-)
RispondiEliminaGrazie a te e, nuovamente, benvenuta/o!
EliminaIniziativa fantastica, complimenti a tutti e spero di veder pubblicato anche il mio giunto in orario stamattina ☺️
RispondiEliminaFranco grazie a te. Ho inserito il tuo racconto questa mattina: stai tranquillo!
EliminaBasta un incipit, a volte un flash della memoria,un niente e la mente si mette in fu zione inventa,crea,immagina costruisce.Ogni storia può avere svolgimento e finali diversi ,rispecchia il noi del momento.Complimenti a tutti .
RispondiEliminaHai perfettamente ragione. Grazie a te per la tua assiduità a questo gioco letterario!
EliminaCome sono vive e rigogliose queste menti!
RispondiEliminaGrazie a te, caro Marco!
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