E quando apparirai sul confine rosso dell'orizzonte beneamata agognata immagine non sciogliere i tuoi contorni nei colori dei tramonti.

lunedì 31 marzo 2025

Un racconto, tante voci Marzo 2025. Riepilogo

Il mese di marzo ha visto la partecipazione di diversi autori, ognuno dei quali ha saputo declinare il tema assegnato in modo personale e coinvolgente. La frase iniziale obbligatoria – Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d’oro e fiamme – ha ispirato racconti che spaziano tra sogno e realtà, introspezione e azione, malinconia e speranza. Anche questo mese il gioco ha confermato la sua capacità di stimolare la creatività e offrire ai partecipanti l’opportunità di esplorare nuove sfumature della scrittura. I racconti di marzo hanno regalato momenti di tensione, poesia e introspezione, dimostrando ancora una volta che una singola frase può generare mondi narrativi completamente diversi. Grazie a tutti gli autori per aver partecipato e dato vita a queste storie uniche! Buona lettura!


Rumori

Racconto di Marco Santuari

Il racconto Rumori è un’immersione intensa e inquietante nella percezione del protagonista, che passa da un’atmosfera contemplativa a un incubo di devastazione naturale. L’uso delle immagini forti – il mare che si ritira, il boato, il muro d’acqua – amplifica la tensione e il senso di impotenza di fronte alla furia della natura. Il finale, con il brusco risveglio e il ritorno alla banalità quotidiana, crea un efficace contrasto tra l’orrore dell’incubo e la monotonia della realtà, lasciando il lettore con una sottile inquietudine. Il filo conduttore del rumore, dal vento al boato fino al suono del frigorifero, è un elemento ben sfruttato per unire le diverse fasi del racconto.


Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d’oro e fiamme. Lei lo osservava in silenzi, le mani in tasca, il vento che le scompigliava i capelli.

Il cuore incominciava ad accelerare, il respiro iniziava ad essere affannato, gli occhi si spalancavano cercando di rubare un orizzonte ancor più largo.
I gabbiani erano spariti, il cielo grigio fumo sembrava una pennellata unica di colore depressivo sopra uno sfondo ricco di colori. Il tempo quasi sembrava essersi fermato, se non fosse stato per il vento che continuava a soffiare sempre più insistentemente, e a quel rumore di sottofondo che mi ricordava il rumore del motore del mio frigorifero quando era in funzione.

Dapprima leggero, ma fastidioso, quel suono iniziò ad aumentare, ma non si percepiva l’origine, sembrava fosse ovunque intorno a me. Ad un tratto, silenzio.
Il cielo sembrò vuoto, il suo colore era ora un grigio uniforme, triste, cupo. Quello che prima sembrava un dipinto impressionista si era trasformato in un lugubre quadro futurista.

Guardai in basso. Il mare. Il mio amato mare non c’era più. Come se qualcuno avesse tolto il tappo del lavandino, il mare si era ritirato per decine di metri, scoprendo il fondale, i coralli sulla spiaggia, e migliaia di pesci morenti.

Un boato, come un tuono che sembra non finire mai, entra nelle orecchie e ti percuote da dentro. Il cuore ora galoppa all’impazzata. Impietrito. Il cervello urlava “muoviti corri vai via scappa!”, ma non riceveva risposta da nessuno. I miei muscoli erano pietrificati. Ero di fronte alla natura scatenata con tutta la sua forza. Io essere vivente così piccolo e insignificante al confronto.

TSUNAMI. Questo è uno tsunami: è la fine. Inutile voltarmi, la disperazione il terrore mi ha già travolto. L’aria si fa putrida, odore di fogna. Eccolo il muro d’acqua sporca, la natura vomita il suo disgusto davanti a ciò che noi uomini le facciamo.

Oddio. Oddio. Oddiooooooo. Perché?

Driiinnnnnnnn! CHE CAV... Oddio? Si proprio oddio: è la sveglia! In un bagno di sudore apro gli occhi, inizio a connettere, era un sogno, anzi un incubo. Mi alzo, è quasi ora di andare a lavorare.

Ho fatto una doccia veloce, un caffè veloce e sono già in macchina. Il traffico, incredibile oggi. Sembra che le macchine si siano moltiplicate oggi. “E’ inutile che suoni quel clacson … non vedi che siamo tutti fermi?”.

Quel rumore sordo sembra il mio frigorifero. MAH!!!

 

La promessa del tramonto

Racconto di Camu

blog di Camu

La promessa del tramonto è un racconto evocativo che intreccia dolcezza e mistero, giocando sul simbolismo della fine e del nuovo inizio. Il tramonto non è solo uno sfondo suggestivo, ma diventa metafora del tempo sospeso tra il desiderio e l’incertezza. La relazione tra Enrico e Chiara è dipinta con delicatezza, fatta di sguardi e silenzi che parlano più delle parole. L’inaspettato cambio di tono alla fine, con il messaggio che spegne il sorriso di Chiara, introduce una tensione improvvisa, lasciando il lettore con la voglia di sapere cosa accadrà dopo. Un racconto ben costruito, capace di fondere poesia e suspense in poche righe.


Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d’oro e fiamme. Lei lo osservava in silenzio, le mani in tasca, il vento che le scompigliava i capelli. Era lì da quasi mezz’ora, immobile, come se il tempo si fosse fermato con il sole all’orizzonte. Non si era accorta di lui, fermo qualche passo più indietro, ad ammirarla con lo stesso stupore con cui si guarda un miracolo inaspettato. Enrico conosceva quel luogo da sempre, ma da quando Chiara aveva iniziato a venire lì, era come se tutto avesse assunto un significato nuovo.

Si avvicinò piano, temendo di interrompere il momento, ma lei sentì la sua presenza e si voltò. “Ciao”, disse con un sorriso appena accennato, lo sguardo ancora perso tra i colori del cielo. “Ciao”, rispose lui, sistemandosi lo zaino su una spalla. “Sei venuta a salutare il sole prima che vada a dormire?” Lei ridacchiò, scuotendo la testa. “Qualcosa del genere. A volte mi piace pensare che lasci dei messaggi segreti nel cielo, solo per chi ha voglia di leggerli.” Enrico annuì, trovando come sempre affascinante il modo in cui Chiara vedeva il mondo. “E cosa dice stasera?”

Lei strinse gli occhi, osservando l’orizzonte. “Dice che ogni tramonto è una fine, ma anche una promessa. Che domani ci sarà una nuova alba, una nuova possibilità.” Si guardarono per un istante, il vento che giocava con i loro vestiti e il profumo del mare che si mescolava nell’aria. Enrico sentì un impulso irrefrenabile di prenderle la mano, di stringerla a sé, di dirle quanto le ore passate con lei fossero le più belle della sua giornata. Ma non lo fece. Invece, lasciò che il silenzio parlasse per loro, mentre il sole scivolava lentamente dietro l’orizzonte e la notte iniziava a stendere il suo velo stellato. Sapeva che c’era tempo. Dopo tutto, il cielo aveva appena fatto loro una promessa.

Proprio in quel momento, il telefono di Chiara vibrò nella tasca del suo giubbotto. Lei lo estrasse, lesse il messaggio e il suo volto si irrigidì all’istante. Enrico notò il cambiamento, il sorriso che si spegneva, lo sguardo che si abbassava. “Tutto bene?” chiese lui, preoccupato. Chiara esitò, poi lo guardò negli occhi con un’intensità che lo fece rabbrividire. “Devo andare. Ora.” Si voltò e iniziò a camminare in fretta, quasi correndo verso il parcheggio. Enrico restò fermo, confuso. Poi, senza pensarci due volte, la seguì. Non sapeva cosa stesse succedendo, ma una cosa era certa: quella sera il tramonto aveva portato con sé molto più di una promessa.

 

Racconto di Trap

Questo racconto è un delicato affresco di malinconia e rinascita, in cui il tramonto diventa metafora del passaggio tra il passato e il futuro. L’atmosfera è permeata da un senso di bilancio emotivo: il peso degli esami, il ricordo di un amore fugace, la consapevolezza che tutto scorre. Il ritorno alle Piagge pisane non è solo un viaggio fisico, ma anche interiore, un momento di riflessione che culmina in una sottile accettazione del tempo che passa. La chiusa è particolarmente efficace, lasciando al lettore un senso di dolce malinconia, ma anche di fiducia nel domani. Un racconto breve, ma intenso e ben calibrato nelle emozioni.

Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d'oro e fiamme. Lei lo osservava in silenzio, le mani in tasca, il vento che le scompigliava i capelli. Era tornata alle Piagge pisane, il suo posto abituale di tante corse fatte con i compagni d'università, arrivati lì per scrollarsi di dosso tutte le fatiche e le tensioni di giornate di lezioni e studi matti e disperati.

L'anno accademico si era appena concluso, ma il peso degli ultimi esami appena fatti le appesantiva ancora la mente. Era stato un anno denso di ansie, notti insonni, pagine e pagine sottolineate e studiate, ripetizioni e incontri. Eppure, nonostante tutto quel peso, ora c'era una nuova sensazione di leggerezza, come quando si può dire di avercela fatta, di aver superato ostacoli insormontabili.

In quel silenzio interrotto solo dal suono dei suoi passi, scorse poco più avanti una panchina sotto i tigli che costeggiavano il sentiero. Quella panchina era stata il teatro di tanti incontri amorosi con lui. La loro era stata una relazione intensa, ma breve. Si erano conosciuti ad una festa quando le foglie cadevano dagli alberi e si erano lasciati quando erano spuntati i fiori dei ciliegi. Lui le teneva teneramente la mano parlando di progetti e viaggi, e lei ci aveva creduto.

Poi un giorno, come il vento, lui se n'era andato senza lasciarle spiegazioni.

Ora il sole scivolava diventando un puntino sempre più piccolo, lasciando spazio alla notte. Quel giorno si chiudeva, come l'ultima pagina di un libro. Ora le aspettava la breve estate, che vivrà in attesa del nuovo anno, un’altra stagione di libri, esami e corse lungo l’argine.

Sorrise appena. C’era malinconia, sì, ma anche un vago senso di promessa nell’aria. La vita continua, e lei con lei.

 

Due fasci di rose rosse

Racconto di Chicchina

blog di Chicchina

Questo racconto è un viaggio nei ricordi e nei sentimenti inespressi, giocato su un'alternanza di speranza e disillusione. Il tramonto, presenza ricorrente, diventa il simbolo perfetto della fine di un legame che, nonostante il tempo e le distanze, sembrava poter avere ancora una possibilità. Il parallelismo tra passato e presente è ben costruito, e la scena finale, con l’annuncio del matrimonio e il secondo fascio di rose, chiude la storia con un’amara ironia. Il racconto trasmette con delicatezza il dolore delle occasioni mancate e il peso del non detto, lasciando il lettore con una malinconia sottile ma intensa.

Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d'oro e fiamme. Lei lo osservava in silenzio, le mani in tasca, il vento che le scompigliava i capelli.

Una scena quasi surreale, minuti che sembravano eterni.

Lui aveva tentato di parlare di dire qualcosa, ma l'ostinato mutismo di Francesca era bastato a non fargli aprire bocca.
Poi, dopo un ultimo tentativo, fallito, girò le spalle e prese ad andare, lei guardò ancora un attimo, si mise in macchina, e quando lui sparì alla sua vista, si avviò verso casa. Il tramonto ora perdeva i suoi colori di fuoco e oro, quasi per accondiscendenza verso l'umore non certo brillante di Francesca. Tanti anni di buona amicizia, poi anche qualcosa di più e ora tutto finito, freddamente, tristemente. Si conoscevano e frequentavano dai tempi delle superiori.
Anni spensierati, ore passate insieme a ridere, farsi confidenze, cercare complicità, quando c'era qualche buona scusa per non entrare a lezione e godersi la città.
Molti anni prima, per Francesca era l'ultimo anno di scuola, Sergio aveva terminato l'anno precedente, per il suo onomastico, lui era andato a prenderla a scuola, gli auguri un magnifico fascio di rose, un bacio quasi fraterno ma che le aveva fatto sentire le farfalle nello stomaco, i pasticcini consumati in treno,  assieme ai soliti compagni di viaggio e di scuola. Frequentare la scuola comportava un viaggio di quasi due ore per andare e due per tornare ed era tempo prezioso per fare e confermare amicizie, aiutarsi per lo studio, passarsi libri, fare gossip. Il treno, elemento protagonista di tante piccole e grandi storie.
Poi il lavoro, da cercare lontano, li aveva separati ed anche i rapporti, trascurati per altre urgenze, erano tenuti vivi da qualche scarsa corrispondenza. Quando anche Francesca si era trasferita, si erano ritrovati e tutto era ricominciato. Un rapporto più maturo che faceva pensare già a qualcosa di più serio e definitivo. E perché no, un matrimonio?I mesi passavano, pizze, teatro, cinema Poi le domeniche di assenza, lui impegnato sempre in lavori extra in ufficio o gite aziendali dalle quali lei era sempre esclusa.

Spesso seguivano le foto delle gite ed una presenza costante, invadente che a Francesca incominciava a creare qualche dubbio.

Ci volle poco a far capire a Francesca che qualcosa non andava. Si erano incontrati per questo, quella domenica pomeriggio. Lei aveva preferito arrivare con la sua auto. Ad ogni domanda Sergio era sempre evasivo, ha continuato a non dare spiegazioni ,e quando lei ha manifestato l'intenzione di chiudere ogni rapporto, Sergio ha accusato il colpo ma non ne fu del tutto sorpreso.

Qualche lacrima cacciata via durante il ritorno a casa. La sera ormai incombeva e sperando nel sonno che tutto annulla, dopo una tisana si rifugiò nel letto. Il lavoro a volte aiuta a non pensare troppo, ma spesso la tentazione di telefonargli si faceva sentire ma restava solo una tentazione.

E poi, dopo tanti mesi, una telefonata, in ufficio: era lui che le chiedeva di poterla vedere: sarebbe passato a prenderla, proprio come una volta. Superata la sorpresa ed un attimo di esitazione, Francesca accettò, si sentiva ormai tranquilla, sicura.

Arrivò con un fascio di rose, gli auguri per l'onomastico, un bacio: sembrava un dejà vu, lei non si ricordava neanche che fosse il suo onomastico, ma la scena la riportò a quel giorno di ... quanti anni fa? quando tutto aveva avuto inizio.

L'abitacolo dell'auto confortevole, una ritrovata confidenza invitavano a una serena chiacchierata, niente di approfondito o molto personale.

Qualche ricordo rispolverato, i vecchi tempi, i vecchi compagni. Poi Francesca, guardando l'orologio, fa capire che è ora di rientrare.
Sergio cerca di avviare la macchina, poi si gira e: “Ti volevo dire che fra qualche giorno mi sposo”.

Era il tramonto, anche in questo caso, un tramonto di fine aprile.

E c'erano ancora le rose. Rosse.


Racconto di Franco Battaglia

blog di Franco Battaglia

Questo racconto breve colpisce per la sua intensità visiva e il ritmo serrato. Il contrasto tra la bellezza del tramonto e l'apocalisse imminente crea un'atmosfera carica di tensione e malinconia. La protagonista si trova sospesa tra la speranza e la disperazione, consapevole che la battaglia non è solo contro le fiamme, ma contro il destino stesso. Il dettaglio del codice di disinnesco, inutile nella sua condizione, aggiunge un senso di impotenza tragica, mentre il richiamo al burian del nord introduce un'ultima, incerta possibilità di salvezza. Il finale, con il tramonto ormai svanito e la lotta che continua per il futuro, lascia il lettore con un senso di inquietudine e determinazione.

Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d'oro e fiamme. Lei lo osservava in silenzio, le mani in tasca, il vento che le scompigliava i capelli.
E non erano solo vampate di sole crepitante. La città e la campagna si stavano, liquefacendo dopo una serie di esplosioni paurose, i circuiti nucleari non più sotto controllo, quel vento bollente che trasportava odore di carne bruciata, animali terrorizzati nella boscaglia in cenere.
Cercava di pensare stringendo i pugni, e nella mano destra quel codice di disinnesco che non avrebbe mai potuto portare in sala controllo. L’unica strada ad attraversare il bosco inghiottita da fumo e fuoco e sola speranza, a questo punto, il micidiale burian del nord previsto dopo il crepuscolo, con un’escursione termica di oltre quindici gradi che avrebbe trasformato la notte in manto gelido stordendo almeno per una breve parentesi le fiamme vive di quello che rimaneva del bosco.
Strinse ancor più il pugno in tasca, pregò forse per la prima, o l’ultima volta. Non voleva smettere di guardare tramonti, voleva che il vento, quello che amava, le scompigliasse i capelli ancora a lungo. Salì in auto con quel solo pensiero, serrò i finestrini e via. Il tramonto era scomparso. Ora si combatteva per quello a venire."

 

L’ultimo tramonto

Racconto di Giuseppe Marino

Il tramonto incendiava il cielo come una pagina scritta con inchiostro d'oro e fiamme. Lei lo osservava in silenzio, le mani in tasca, il vento che le scompigliava i capelli.

Ogni sera tornava su quella scogliera, come un rito. Il mare in basso ruggiva contro la pietra, un canto lontano che si mescolava ai pensieri. Quel luogo le apparteneva da sempre, eppure, quella sera, sentiva che qualcosa era diverso.

Un fruscio tra le sterpaglie la fece voltare. Una figura si stagliava contro la luce morente, avvolta in un mantello che sembrava farsi tutt’uno con le ombre della sera.

«Sei tornato.» La sua voce era un sussurro che il vento si portò via.

Lui avanzò di un passo, e nella penombra lei riconobbe lo sguardo che aveva temuto e atteso. Occhi che custodivano promesse non mantenute, partenze senza ritorni.

«Non avrei dovuto andarmene.»

Lei sorrise, amaro come il sale. «Ma l’hai fatto.»

Lui abbassò lo sguardo. Il silenzio tra loro era fitto, carico di cose non dette. Poi, con una lentezza che sembrava sfidare il tempo, lui tese una mano.

Per un istante, solo uno, lei pensò di afferrarla. Ma poi il sole scomparve dietro l’orizzonte e il mondo si fece ombra.

«Addio.» Il vento portò via la sua voce, come sabbia tra le dita.

Si voltò e se ne andò, lasciandolo lì, perso tra il mare e la notte.


Prossimo appuntamento il 2 aprile con un nuovo incipit e tante storie da raccontare!!!


10 commenti:

  1. Quest'iniziativa diventa sempre più bella ed avvincente. Complimenti a tutti i partecipanti!

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  2. Confermo, iniziativa che libera molta fantasia e creatività :-)

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  3. Iniziativa fantastica, complimenti a tutti e spero di veder pubblicato anche il mio giunto in orario stamattina ☺️

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    1. Franco grazie a te. Ho inserito il tuo racconto questa mattina: stai tranquillo!

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  4. Basta un incipit, a volte un flash della memoria,un niente e la mente si mette in fu zione inventa,crea,immagina costruisce.Ogni storia può avere svolgimento e finali diversi ,rispecchia il noi del momento.Complimenti a tutti .

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    1. Hai perfettamente ragione. Grazie a te per la tua assiduità a questo gioco letterario!

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  5. Come sono vive e rigogliose queste menti!

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