C'è un momento, nella vita di ogni scrittore, in cui ci si
sente completamente soli. Non è la solitudine bella e creativa del silenzio,
del foglio bianco che attende le nostre parole. È un altro tipo di solitudine.
Quella più cupa. Quella che nasce quando ci si accorge che il proprio modo di
scrivere non è "alla moda", non è "commerciale", non è
"capito". È la solitudine di chi scrive controvento.
Scrivere controvento significa procedere nonostante tutto. Significa ascoltare una voce interiore che spesso non trova eco nel mondo esterno. È come lottare con una lingua segreta che parla solo a te, mentre tutti gli altri sembrano parlare un’altra lingua, più chiara, più accessibile, più vendibile.
